SABATO 30 MAGGIO: IL LUNGO GIRO AD ANELLO NEL PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO

Gli accostamenti più riusciti sono spesso quelli preparati con ingredienti semplici, ma amalgamati con maestria.

Una gran voglia di camminare per tante ore, cinque personalità capaci di dare ciascuna una piccola traccia distintiva all'insieme, cime spettacolari, un pizzico di bosco e tanta roccia, cielo trasparente ma della temperatura giusta, fatta di sole e vento mai prevaricanti l'uno sull'altro.

Il Parco Nazionale d'Abruzzo – scrigno di verde e di roccia, al confine tra Abruzzo e Lazio, che nulla invidia a forme e colori delle Dolomiti – ha fatto il resto. La cima del monte Meta, 2.242 metri d'altezza, è stata la nostra prima meta, conquistata con salita all'ombra della faggeta, cammino che si è aperto su passo del Monaco, bel tratto finale di roccia da cui faceva capolino – sempre più vicina – la croce della vetta.

Il Tartaro, con i suoi 2.190 metri slm, è arrivato dopo indimenticabile attraversamento di una lunghissima cresta. Impegnativa, a tratti esposta, l'abbiamo osservata da mille punti di vista: esserci sopra è come guardare il mondo dal camminamento di un castello, seminascosti dai merli. Guardata dall'alto della Meta e poi del Tartaro, è invece il lungo filo dell'equilibrista, la linea un po' a zigzag tracciata da un pennarello in mani bambine, il ponte levatoio che si cala a congiungere due giganti.

Infine, la Vedetta: 2.007 metri degradanti rapidamente, con una bella discesa ancora di roccia, su una macchia di bosco che ci ha riportato a Valle Fiorita, punto di partenza di molte ore prima. Il possente trapezio del monte Altare, il Petroso, il Gendarme, la piccola testa arrotondata del Miele, hanno in ogni momento contornato lo sguardo e vegliato sui nostri passi.

La guida sicura e mai improvvisata di Maurizio ha impastato, mescolato, lavorato, con memorabile risultato: una splendida giornata, un'esperienza piena, ricca, varia, mai uguale a se stessa. Camminare per circa otto ore e tornare all'auto con la sensazione di essere partiti poco tempo prima... è inequivocabile sintomo di una ricetta ottimamente riuscita!

 

Mariafrancesca Noce

 

Foto di Maurizio Di Gennaro, sulla cima del monte Meta:

 


 

Foto di Vincenzo Maiorano: